EL SOLIPSISMO “IM NATÜRLICHEN LÁCHERLICHEN SINNE”

SOL (2)

 

 

 

 

 

 

 

 

El solipsismo escéptico se reduce, pues, a un solipsismo natural. Veamos ahora expresamente éste último. Evidentemente, Husserl no hace expressis verbis la reducción del uno al otro, puesto que no tematizó la problemática ‘natural’ de la critica de la experiencia, si bien podemos encontrar indicios inequívocos en este sentido”.

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EGOLOGIA

SOLIP

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima di affrontare la prospettiva di Levinas conviene infatti prendere in considerazione gli sviluppi che la problematica relativa alla relazione io-altro ha preso nell’opera dei due fenomenologi francesi più famosi e influenti: Jean-Paul Sartre e Maurice Merleau-Ponty.

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ESSERCI O NON ESSERCI?

DESTROYER

 Come è noto, Sein und Zeit è un’analitica dell’esistenza. Ma, in tutte le lingue moderne occidentali più ricche di tradizione filosofica1, «esistenza» si dice, nell’ordine: lat. existentia, it. esistenza, sp. existencia, fr. existence, ingl. Existence  e, infine, ted. Existenz! Assumiamo provvisoriamente questa parola come esemplare in un quadro inter-indoeuropeo.

In tutte queste lingue, «esistenza» ha due significati principali, che sonostati originariamente isolati dalla cultura grammaticale, logica e filosofica greca nel modo che possiamo così schematizzare:

  1. il <fatto> che è (gr. hoti esti, lat. quod est, ted. daß es ist) in quanto distinto da
  1. che cos’è (gr. ti esti, lat. quid est, ted. was ist es / wie ist es)

Questa distinzione separa l’esistenza dal suo senso, l’accadere da ciò che accade, opponendo così come due entità separate existentia ed essentia: Ma in realtà, quando diciamo «la nostra esistenza», noi aboliamo la separazione e ci riferiamo alla vita umana: sia alla sua specifica essenza e qualità, sia al suo destino e alla sua vicenda. In questo significato del termine non si pensa affatto al che in opposizione al che cosa (Daßsein vs Wassein) ma, in tutte le lingue indicate, si pensa insieme l’esistenza e l’essenza, e cioè il «fatto che» esistiamo «così e così, come» di fatto esistiamo, nella nostra vicenda personale e storica.

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POESIA E LINGUAGGIO IN HEIDEGGER

POETIS

1. Il linguaggio

L’analisi heideggeriana del linguaggio muove da un rilievo fenomenologico: «L’uomo parla. Noi parliamo nella veglia e nel sonno. Parliamo sempre, anche quando non proferiamo parola […] In un modo o nell’altro parliamo ininterrottamente. Parliamo, poiché il parlare ci è connaturato […] Si dice che l’uomo è per natura parlante, e vale per acquisito che l’uomo, a differenza della pianta e dell’animale, è l’essere vivente capace di parola. Dicendo questo, non s’intende affermare soltanto che l’uomo possiede, accanto ad altre capacità, anche quella del parlare. S’intende dire che proprio il linguaggio fa dell’uomo quell’essere vivente che egli è in quanto uomo. L’uomo è uomo in quanto parla» (In cammino verso il linguaggio, trad. it., Mursia, Milano 1988, p. 27).

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FONDO ABISSALE

ORIGINARIONULLA

La pienezza del potere è il nulla originario che evidenzia la totalità del mondo in quanto lo mantiene in potenza, sospeso. Heidegger ripropone così anche nel corso universitario del 1935 di Friburgo, utilizzando altri termini, il mistero che dietro il proprio velo non ha il nulla da mostrare, ma tutto ha già ospitato.

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OVERCOMING METAPHYSICS

DESTROYER

Still on the “destruction of ancient ontology”, Heidegger writes in The End of Philosophy that metaphysics is something to be overcome.Heidegger argues that metaphysics has been the ground of misunderstanding by preventing access in experience to the essence of Being.

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